Collaborazioni coordinate e continuative

 

In attuazione della delega contenuta nella Legge n. 183/2014 del Jobs Act, il Governo ha varato il D.Lgs. n. 81/2015 recante la “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni”. 

Fra le varie novità contenute nella riforma la più attesa, forse, riguarda proprio la nuova disciplina delle prestazioni di lavoro svolte dai collaboratori.

Il provvedimento, in vigore dallo scorso 25 giugno 2015, abroga gli articoli da 61 a 69-bis del D.Lgs. n.276/2003 e, nel contempo, prevede che restino salve le collaborazioni previste dall’art. 409, del codice di procedura civile (co.co.co.).

Pertanto, dalla data di entrata in vigore del decreto riformatore, scompaiono e non possono quindi più essere attivate:
_ Le collaborazioni coordinate e continuative a progetto
_ Le c.d. mini co.co.co., vale a dire le prestazioni occasionali di durata complessiva non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno solare ovvero, nell’ambito dei servizi di cura ed assistenza alla persona, rapporti di durata non superiore a 240 ore, con lo stesso committente, salvo che il compenso complessivamente percepito nel medesimo anno solare sia superiore a 5 mila euro
_ Le collaborazioni svolte dai percettori di pensione di vecchiaia;
_ Le presunzioni di collaborazione coordinata e continuativa (introdotte dalla Legge n. 92/2012 con finalità antielusive) per i titolari di partita IVA che svolgono la prestazione secondo determinate modalità.

In nuovi indicatori che faranno scattare l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato sono:
_ Prestazione svolta in modo esclusivamente personale: resa, cioè, dal collaboratore senza una minima organizzazione e/o senza avvalersi dell’apporto, sia pur minimo, altrui;
_ Prestazione svolta in via continuativa: ricorre quando la prestazione perduri nel tempo e comporti un impegno costante e abbastanza lungo del prestatore a favore del committente;
_ Modalità di svolgimento della prestazione etero organizzata dal committente: al collaboratore deve essere lasciata piena ed assoluta autonomia operativa con facoltà di decidere «se», «quando», «come» e «dove» svolgere la prestazione oggetto del contratto; solo garantendo questa libertà organizzativa a favore del lavoratore il rapporto potrà definirsi genuinamente di collaborazione. Al contrario se dovesse risultare inserito nell’organizzazione del proprio committente, al collaboratore verranno estese le specifiche tutele previste dall’art. 2094 del cod.civ., ancorché lo stesso non sia sottoposto al potere direttivo, disciplinare e di controllo del proprio committente.

Restano comunque “salve” dalla riconduzione al lavoro subordinato:
_ Le collaborazioni normate dai CCNL in ragione delle particolari esigenze produttive e organizzative del relativo settore (con specifica definizione del trattamento economico e normativo da applicare ai collaboratori);
_ Le collaborazioni prestate nell’esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione negli appositi albi;
_ Le attività prestate nell’esercizio della loro funzione dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni;
_ Le prestazioni di lavoro rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI (ex art. 90, Legge n. 289/2002).

Fonte Ipsoa

 


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